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Maria Luisa Russo e la Psichiatria in Valle d'Aosta

  • Pubblicato: Giovedì, 11 Aprile 2019 12:19

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Maria Luisa RussoAOSTA. Maria Luisa Russo, consigliera regionale del Movimento 5 stelle. Lei in questi mesi in Consiglio ha presentato diverse interpellanze sulla situazione della Psichiatria in Valle d'Aosta. A cosa è dovuto questa sua attenzione verso questo mondo?
«La mia attenzione è stata catturata dal dato sul tasso dei suicidi che in Valle d'Aosta è il doppio della media italiana. Sono poi arrivata a contatto con personale che lavora nel settore della psichiatria e con una nuova figura, che in Valle d'Aosta non c'è, che si occupa di seguire pazienti psichiatrici fuori dal reparto, direttamente a casa, per garantire il loro reinserimento sociale e lavorativo. In Valle d'Aosta, come in altre Regioni d'Italia, ci sono meno psichiatri di quelli previsti e ciò ha fatto sì che il lavoro svolto sul territorio andasse a diminuire gradualmente fino ad interrompersi. Quello che cercherò di capire anche in futuro è se esiste la possibilità di riorganizzare la Psichiatria e di spostare e ampliare il lavoro degli ambulatori psichiatrici. Il reparto ha una funzione molto precisa: trattare i pazienti in fase acuta. Se poi però questi pazienti non vengono seguiti e accompagnati bensì trattati solo con i soli farmaci torneranno in reparto ed entreranno in un ciclo con sintomi e situazioni sempre più difficili da gestire per loro e per le loro famiglie. Altre Regioni sono più avanti di noi».

Se non entreranno in servizio nuovi psichiatri, come si può immaginare di ridistribuire il lavoro sul territorio?
«La riposta che ci ha dato l'assessore alla sanità Mauro baccega è che stiamo attivando delle convenzioni con altre Asl per garantire che alcuni psichiatri facciano una parte del lavoro. In realtà, come ho detto in Consiglio, questa potrebbe essere una soluzione, ma soltanto parziale e non risolutiva».

Questa soluzione però ha già dimostrato dei limiti. E c'è il problema della proposta economica da molti ritenuta non valida.
«Il problema è molto più complesso di quello che sembra. Psichiatria si inserisce in un ambito molto più ampio di riorganizzazione del sistema sanitario regionale. Sarebbe necessario rivedere l'organizzazione della Psichiatria ed anche delle altre strutture che fanno parte del Dipartimento di salute mentale, perché è evidente che tutta la struttura vada rivista. È fondamentale vedere inoltre cosa fanno nelle altre Regioni dove ci sono figure innovative come le infermiere che possono muoversi in ambito psichiatrico sul territorio e sopperire alle esigenze».

Le risorse economiche necessarie ci sono?
«Una parte del Defr 2019/2021 è legata in modo specifico alla riorganizzazione del Dipartimento di salute mentale e della Sruttura complessa di Psichiatria. Questo vuol dire che delle somme sono state definite. Ora ci sarà la variazione di bilancio e chiederò in Consiglio se e quante risorse sono state destinate per il potenziamento dei servizi sul territorio».

Lei ha presentato già tre interpellanze: le risposte che ha ricevuto le sono sembrate risposte fotocopia?
Credo che nelle risposte si sia evidenziata la grande fatica nel prendere in carico questa problematica.

Le risposte sono scritte dai collaboratori dell'assessore o da chi?
Non posso rispondere, ma ho l'impressione che dietro ci sia difficoltà a prendere in carico la problematica e poi c'è ancora una sorta di problema che viene identificato come qualcosa che temiamo. Questa è una variabile molto importante».

La legge Basaglia prevede che il reparto di Psichiatria sia situato all'interno di un plesso ospedaliero mentre in Valle d'Aosta si trova in una struttura a parte, quasi ghettizzato, e con diversi limiti. L'ampliamento dell'ospedale risolverà la situazione?
«La negazione è la prima reazione di difesa che si ha quando il problema è impotante e il disturbo psichico ancora crea in noi dei fantasmi. Il disturbo psichico invece è alla pari di qualsiasi altro tipo di problema di salute che una persona può avere e va inserito nella struttura ospedaliera».

Qual è il suo desiderio?
«Credo che il cambiamento arrivi soltanto risolvendo i problemi a piccoli pezzi. Non credo nei cambiamenti radicali, che avvengono da un giorno all'altro, e sarei molto contenta se con questa mia battaglia si riuscisse a riorganizzare in modo sano la Psichiatria ed a riaprire gli ambulatori. Per gli altri grandi cambiamenti serviranno vari step, a partire dalla presa in carica da parte del governo di questa problematica».

 

 

Marco Camilli

 

 



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