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L'acqua del rubinetto può essere consumata senza pericolo per la salute​?

  • Pubblicato: Venerdì, 05 Ottobre 2018 16:05

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La salute su Aostaoggi.it - a cura del dott. Franco Brinato

Sebbene l'acqua che raggiunge le nostre abitazioni sia controllata con minuziose analisi chimiche, fisiche e microbiologiche da diversi enti di gestione (aziende
sanitarie, acquedotti pubblici o privati e società di gestione), garantendo ai cittadinI una fornitura di acqua potabile in ottimo stato qualitativo e sopratutto assicurando che questa rispetti i parametri previsti dalla legge, permane nella maggior parte degli Italiani un senso d'insicurezza verso la qualità dell'acqua che fuoriesce dai rubinetti di case e uffici e scuole. Anche se talvolta la "paura" di avere un'acqua di cattiva qualità è giustificata dalle pessime condizioni delle tubazioni delle strutture private, nella maggior parte dei casi l'acqua passa invariata anche la rete domestica e sgorga dai rubinetti in buono stato qualitativo. Non c'è quindi differenza, in termini di salubrità, tra l'acqua del rubinetto e le diverse acque minerali vendute in bottiglia.
Nel nostro paese s'imbottigliano circa 12,5 miliardi di litri d'acqua minerale con un consumo pro capite di 194 litri, il doppio rispetto agli Stati Uniti e agli altri Paesi della comunità europea. L'acqua è prelevata da 189 fonti con un costo di circa tre euro al metro cubo con un guadagno per le aziende di circa 2 miliardi di euro l'anno.
L'acqua del rubinetto fornita dai comuni di residenza ha un costo di circa uno euro al metro cubo, è generalmente di buona qualità ma consumata dagli Italiani con
diffidenza per la paura dell'inquinamento. Quest'atteggiamento determina non solo gravi effetti sull'ambiente legati a un aumento dello sfruttamento delle risorse naturali e a un incremento dell'inquinamento legato alla produzione delle acque in bottiglia e al suo trasporto, ma anche effetti negativi sulla salute dovuti alla mancanza di elementi naturali indispensabili al nostro organismo presentano nell'acqua del rubinetto e sull'economia famigliare.

Cosa si intende per acqua potabile?
Un'acqua è definita potabile quando non contiene sostanze e microorganismi (batteri,virus e parassiti), in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana. Inoltre, l'acqua deve possedere caratteristiche organolettiche accettabili per il consumatore, tra cui limpidezza, trasparenza, assenza di colore e odori anomali.

Quali sono i principali costituenti dell'acqua?
L'acqua può essere considerato un” farmaco naturale” e come i farmaci presenta caratteristiche specifiche legate alle sostanze in essa disciolte. Le sostanze presenti nell'acqua in generali sali provengono dal naturale processo di passaggio nelle rocce e nel sottosuolo. La tipologia di sali presenti dipende dal tipo di roccia attraversata e dal tempo di contatto. Le rocce calcaree (marmo, dolomite ecc.) cedono ioni bicarbonato, calcio, magnesio; le rocce contenenti gesso (solfato di calcio) cedono oltre al calcio anche lo ione solfato; gli ioni sodio e cloruro possono invece provenire da rocce contenente cloruro di sodio. Queste sostanze rivestono un ruolo fondamentale per la sopravvivenza e la funzione delle cellule dell'acqua potabile è una soluzione di ioni (ione calcio, ione sodio, ione bicarbonato ecc.) in concentrazione ottimale. Studi eseguiti a livello internazionale hanno stabilito il quantitativo ideale di queste sostanze calcolando un valore limite o una soglia di concentrazione che non deve essere superata: se in un'acqua è presente uno o più composti in quantità superiore al valore limite, essa non presenta più i requisiti di potabilità.

Quali sono i principali inquinanti dell'acqua?
La contaminazione di un'acqua può avere cause naturali o derivare dall'attività dell'uomo collegata a insediamenti urbani, industriali o agricoli – zootecnici. Gli
inquinanti principali sono microorganismi e contaminanti chimici. Tra i microorganismi più comuni sono da ricordare: vermi, protozoi, miceti (funghi), batteri
e virus, provenienti generalmente da acque fognarie che s'infiltrano le falde acquifere. Sono microrganismi (invisibili a occhio nudo) che non alterano colore e sapore dell'acqua e, se ingeriti, possono provocare un danno alla salute del consumatore, spesso caratterizzato da malattie gastroenteriche (colera, epatite ecc).
Le sostanze chimiche spesso creano malattie a lungo e medio tempo dopo diversi anni dall'esposizione. Si ritiene che attualmente siano alcuni milioni le sostanze chimiche conosciute. Quelle effettivamente disponibili sul mercato sono circa 100.000 di cui circa 8000 tossiche e 200 ritenute cancerogene e sospette
cancerogene; solo per 2100 prodotti sono state individuate i rispettivi valori limite di tossicità. Tra gli inquinanti più comuni sono da menzionare Nitriti e nitrati, derivanti principalmente dall'impiego dei fertilizzanti azotati in agricoltura; "metalli pesanti" (cadmio, cromo, piombo, arsenico, mercurio, nichel, selenio, ecc.); prodotti derivanti dagli idrocarburi, (oli e benzina); trielina e tetracloroetilene, sostanze utilizzate nelle lavanderie e nelle industrie ,spesso presenti nelle acque comunemente impiegate per il consumo umano. I metalli pesanti, data la loro tossicità, hanno una soglia di concentrazione ammessa molto bassa, generalmente dell'ordine dei microgrammi (milionesimi di grammo) per litro. Il metallo è tanto più tossico quanto più basso è il suo valore limite: talvolta è sufficiente una quantità piccolissima di un qualsiasi metallo pesante per rendere un'acqua non idonea all'uso potabile (ad es. sono sufficienti cinque milligrammi di cadmio per contaminare 1 metro cubo di acqua).

Com'è garantito il rispetto degli standard di qualità dell'acqua destinata al consumo umano in Italia?
Attraverso varie azioni:
- Ogni rete idrica, prima di essere utilizzata, è selezionata ed esaminata affinché siano definite le caratteristiche di potabilità, successivamente sono attuati mezzi e
metodi per la protezione e la sorveglianza;
- Trattamenti di disinfezione continui per garantire il controllo del rischio microbiologico;
- Uso di prodotti e materiali a contatto con le acque (tubazioni ecc) che non presentino rischi di contaminazione o alterazioni della qualità dell'acqua, sia di ordine microbiologico sia chimico;
- Monitoraggio continuo e articolato sull'intera rete affidato sia ai gestori della risorsa idrica che alle autorità sanitarie presenti sul territorio sotto il controllo regionale e centrale.

La rete idrica è controllata ed è garantita la qualità dell'acqua che noi consumiamo?
La conformità delle acque ai requisiti previsti dalla normativa è e deve essere assicurata nel punto in cui le acque sono disponibili per il consumo, come il rubinetto dell'utenza domestica da cui le acque fuoriescono. Minuziose analisi chimiche, fisiche e microbiologiche eseguite da diversi enti di gestione (aziende sanitarie, acquedotti pubblici o privati e società di gestione) garantiscono ai cittadini una fornitura di acqua potabile in ottimo stato qualitativo. Tuttavia i controlli si limitano solo alla rete idrica esterna e non interessaano quello che si definisce l'ultimo miglio cioè l'ultima parte della rete idrica che va dal punto di consegna al rubinetto.

Chi garantisce i controlli sulla qualità dell'acqua?
Il sistema di controllo sulle acque destinate al consumo umano è strutturato su due piani e prevede controlli interni e controlli esterni. Quelli interni sono fatti dal gestore che fornisce il servizio idrico, o da chiunque fornisca acqua a terzi, attraverso impianti idrici autonomi o cisterne, tenuti a fare tutte le verifiche necessarie a garantire il rispetto della conformità dell'acqua ai requisiti previsti. I controlli esterni sono realizzati dall'azienda unità sanitaria locale territorialmente competente. L'azienda unità sanitaria locale è responsabile della verifica sulle acque destinate al consumo umano dei requisiti di legge, attraverso programmi di controllo regionali che prevedono l'ispezione degli impianti e il prelievo di campioni. Le attività di laboratorio possono essere condotte presso laboratori interni all'azienda unità sanitaria locale o presso agenzie regionali per la protezione dell'ambiente.

Dove e quando sono fatti i controlli?
La rete dei controlli è diffusa su tutto il territorio nazionale ed è particolarmente articolata; sistematicamente sono effettuate centinaia di migliaia di analisi sulle
acque in distribuzione attraverso prelievi di campioni alla fonte negli acquedotti e su tutta la rete idrica.

È vero che le acque vengono trattate prima di essere distribuite?
Le acque destinate al consumo umano vengono sottoposte a trattamenti che ne garantiscono la sicurezza e il rispetto degli standard di legge sino al rubinetto del
consumatore. I trattamenti variano a seconda della natura delle acque da destinare al consumo e, sostanzialmente, possono prevedere processi chimico-fisici per la rimozione di inquinanti potenzialmente presenti e processi di disinfezione chimica, prevalentemente attraverso l'uso di cloro o ozono, o fisica, generalmente attraverso radiazioni UV.

I trattamenti possono causare problemi per la salute?
Il rischio sanitario associato ai trattamenti delle acque può essere considerato del tutto sotto controllo e non costituisce nessun rischio per la salute.

Se i controlli sono limitati alla rete idrica esterna, chi garantisce la potabilità delle acque negli edifici domestici?
Il gestore (vale a dire chi somministra l'acqua), il comune o altro ente deve verificare la salubrità dell'acqua sino al punto di consegna (ossia il contatore); l'amministratore in caso di condomini deve verificare la sussistenza dei valori di legge dal punto di consegna sino al rubinetto e ha la responsabilità di garantire che i requisiti di potabilità dell'acqua non siano alterati per cause imputabili alla rete idrica condominiale. Qualora le condizioni dell'impianto (usura, tipologia di materiali impiegati) possano cagionare un'alterazione della qualità dell'acqua, l'amministratore non solo è tenuto a fare le verifiche del caso, ma soprattutto è obbligato ad adottare i provvedimenti necessari a ristabilire i requisiti di potabilità.

kit acqua

Il consumatore come può verificare la potabilità dell'acqua utilizzata nel proprio condominio?
Se si abita in un edificio vecchio o se ci sono elementi per ipotizzare un eventuale inquinamento per infiltrazioni esterne della rete idrica interna, è buona norma far
eseguire un'analisi dell'acqua e prendere contatto l'amministratore. Tuttavia negli ultimi anni è disponibile in commercio un kit monouso che consente un'analisi veloce e accurata dell'acqua del rubinetto a un costo accessibile. Il kit realizzato dall'università Bicocca di Milano è qualitativo non quantitativo, si basa su strisce colorimetriche capaci di cambiare colore alla presenza di alcune sostanze disciolte nell'acqua. Questo kit contiene cinque strisce colorimetriche adatte a individuare la presenza di cloruri, Nitrati e nitriti, solfati e valutare temperatura, durezza (quanto è calcare l'acqua) e PH (cioè il grado acidità) ha un costo accessibile e di facile uso.

Come si esegue l'esame?
1. Si riempiano cinque provette presenti nel kit con l'acqua da analizzare;
2. S'immerge in ogni provetta dell'acqua una striscia;
3. Si attende qualche minuto che assuma la colorazione;
4. Si confrontano poi i colori ottenuti con una scheda di lettura in dotazione al kit.
L'analisi può essere completata con l'invio di un campione di acqua in un laboratorio dell'azienda sanitari di appartenenza .

Se l'acqua analizzata al rubinetto di un'utenza no è conforme alla legge cosa bisogna fare?
Prendere contatto con il gestore della rete idrica per primo (Comune/Regione) e verificare se sono stati eseguiti i controlli fino al punto di consegna previsti dalla normativa, poi con il responsabile della gestione dell'edificio. Qualora sussista il rischio d'inquinamento, si allerta l'autorità sanitaria competente che provvede insieme al gestore dell'edificio, in base alle proprie competenze, affinché i consumatori interessati siano debitamente informati e consigliati sugli eventuali provvedimenti e sui comportamenti da adottare.

 

dott. Franco Brinato
specialista in Medicina d'Emergenza Urgenza e Medicina Termale e dirigente medico di Medicina d'Urgenza e Pronto Soccorso

 

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