L'ex presidente di Finaosta invia una lettera di 16 pagine al Consiglio Valle sulla questione degli emolumenti riconosciuti al management CVA
Scoppia il caso degli emolumenti ai dirigenti societari di CVA. Tutto nasce da una lettera inviata in cui Nicola Rosset, ex presidente di Finaosta, segnala che in passato ci furono «pressioni» esercitate da alcuni assessori regionali affinché si procedesse a un aumento degli emolumenti del management CVA».
La lettera di Rosset
La comunicazione è stata inviata al presidente del Consiglio Valle Alberto Bertin e al presidente della IV Commissione consiliare, Roberto Rosaire, in risposta alle dichiarazioni fatte durante un'audizione proprio in quella Commissione lo scorso autunno dai vertici della Compagnia Valdostana delle Acque.
Rosset spiega di essere «venuto a conoscenza di essere stato citato e attaccato nel corso dell'audizione» e afferma di voler «ristabilire un quadro informativo fondato su criteri di trasparenza e completezza».
L'aumento dei compensi
Lo fa attraverso sedici pagine in cui ripercorre il complesso iter che, spiega, portò all'aumento dei compensi per l'amministratore delegato Giuseppe Argirò attraverso la nomina in CVA Eos. Iter che vide ricorrere a pareri legali, approfondimenti normativi e incontri tra Regione e società.
L'ex presidente Finaosta riepiloga i diversi passaggi compiuti nel 2022 come il parere commissionato da CVA al giurista Francesco Saverio Marini (nominato giudice della Corte Costituzionale e fino a pochi giorni membro della Commissione paritetica Stato-Regione) riguardo al decreto Aiuti e alla possibilità di ritenere CVA una società quotata e quindi di rivedere, al rialzo, i compensi dei vertici.
L'incontro in Giunta
Il parere, riscostruisce Rosset, fu poi discusso in una riunione «presso la presidenza della Giunta» ad agosto. In quell'occasione «da parte dell'assessore competente viene posto il tema della revisione dei compensi, aderendo alla richiesta dei vertici di CVA e rinviando tale operazione alla competenza del socio Finaosta».
Pressioni e minacce
Nella lettera l'ex presidente della società finanziaria indica esplicitamente di aver subito «pressioni» sulla «necessità di alzare i compensi. Una richiesta che, non a caso, è stata accompagnata dalla minaccia di dimissioni, con il conseguente monito che, in caso di diniego, il sottoscritto e l'intero CdA di Finaosta avrebbero dovuto renderne conto - non si capisce a quale titolo - a tutta la Valle d'Aosta».
Sempre in relazione all'audizione in IV Commissione, Rosset dichiara di non aver «mai nemmeno lontanamente immaginato di suggerire nomi "amici" per le nomine in Cva. E, laddove necessario, farò valere questa innegabile verità. Vale la pena ancora ricordare che tutte le decisioni assunte in seno al consiglio di amministrazione di Finaosta sono state approvate all'unanimità e che, ancora oggi, i quattro quinti del CdA e i due terzi del collegio sindacale restano invariati. Un dato che, se fosse analizzato con maggiore attenzione, dovrebbe far riflettere su chi, davvero, abbia spinto per un cambio di rotta e con quali reali intenzioni».
La risposta di CVA
In una nota «CVA dichiara di non possedere il documento presentato dall’ex Presidente di Finaosta agli organi consiliari. La richiesta di accesso agli atti in tal senso è stata presentata ieri». E «solo qualora tale accesso venisse accordato, CVA potrà valutarne i contenuti. Nel frattempo non verranno rilasciate dichiarazioni».
Marco Camilli