Rapporti Finaosta-CVA, Lavevaz e Caveri: da noi nessuna indebita pressione

Tra le due società e la Regione «dialogo nell'ambito di normali rapporti»

«Non ci fu da parte nostra nessuna indebita pressione, ma un dialogo nell'ambito di normali rapporti tra Regione, azionista e Cva». Così intervengono Erik Lavevaz, ex presidente della Regione, e l'assessore Luciano Caveri a proposito della lettera dell'ex presidente Finaosta, Nicola Rosset, sulle presunte pressioni riguardo ai compensi dei vertici CVA oltre che sul piano industriale del gruppo di Châtillon.

«Veniamo tirati in mezzo ad una polemica risalente a tre anni fa» dopo l'uscita della legge Madia, aggiungono. «I vertici di Cva avevano emolumenti prestabiliti in apposita tabella, tuttavia il bando di nomina conteneva questa specifica: "Nel caso in cui - in corso di mandato - sopravvengano normative suscettibili di incidere sull'entità dei compensi, questi potranno essere oggetto di modifica nei termini di legge". La valutazione sull'opportunità di aumentare i compensi da parte dei vertici di Cva venne presentata, in presenza dei dirigenti regionali responsabili, sulla base di tale previsione che ci limitammo a discutere con Finaosta, che propose da parte sua le dimissioni e la rinomina degli amministratori per adeguare i compensi, comprendendo le ragioni. Strada che non venne percorsa, valutando l'illogicità della proposta».

Secondo la ricostruzione dei due politici da quel momento «partirono le guerre di pareri legali contrastanti tra Finaosta e Cva, che si risolse senza i possibili aumenti per decisione autonoma di Finaosta. Non abbiamo più seguito, a causa del cambio di Giunta e di deleghe, le altre questioni, che sono oggi la reale discussione, come l'andamento del piano industriale e l'attuale status economico degli amministratori».

 


M.C.

 

 

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